primavera jazz 2003
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PRIMAVERA JAZZ  2003 - X edizione

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MASSA- Teatro Guglielmi

STEFANO DI BATTISTA

giovedi 27 marzo 2003

JOE ZAWINUL "SYNDICATE"

domenica 6 aprile 2003

JAMES CARTER "ORGAN TRIO"

venerdi 11 aprile 2003

URI CAINE "BEDROCK"

venerdi 9 maggio 2003

 

STEFANO DI BATTISTA

Stefano Di Battista (sax), Eric Legnini (piano), Rosario Bonaccorso (basso), Andrè Ceccarelli (batteria)

Nasce a Roma da una famiglia di musicisti ed appassionati di musica. Inizia a studiare il sassofono all'età di 13 anni in una banda di un piccolo quartiere, composta principalmente da ragazzini. Ě qui che, fino all'età di 16 anni, Di Battista ha sperimentato quella che sarebbe diventata una delle qualità essenziali della sua musica: l'allegria. Durante questo periodo ha due incontri decisivi che lo indirizzano verso la sua vocazione: scopre il jazz, innamorandosi del suono "acidulo" di Art Pepper e incontra l'uomo che diventerà il suo mentore, il leggendario alto sassofonista Massimo Urbani. Si iscrive al conservatorio, perfeziona la sua tecnica familiarizzando con la tradizione classica del sassofono. Incomincia poi a suonare in gruppi di vario genere e nel '92 si trova per caso a suonare al Calvi Jazz Festival; è lì che incontra per la prima volta dei musicisti francesi, primo fra tutti Jean-Pierre Como che lo invita a suonare a Parigi. Per Stefano è una rivelazione: "Quando sono arrivato in Francia, avevo l'impressione di essere nato lì. In Italia avevo l'impressione di non esistere...". Da quel momento in poi, Stefano ha fatto la spola tra Roma e Parigi, moltiplicando le sue audizioni in modo da procacciarsi qualche ingaggio. È il 1994 e la sua carriera decolla a Parigi, si stabilisce nella città e incomincia la vita sfrenata del musicista. Oltre alla partecipazione al progetto di Aldo Romano dal quale sono scaturite due registrazioni discografiche, "Prosodie" e "Intervista", e la presenza nell'ONJ diretta da Cugny, suona in trio con Daniel Humair e J.F. Jenny Clark, con musicisti americani come Jimmy Cobb, Walter Brooker, Nat Adderly. Pilastro dei vari gruppi di Aldo Romano, membro del sestetto di Michel Petrucciani, Stefano incomincia a pensare alla realizzazione di un progetto a suo nome. Nel '97 il suo primo album per la Label Bleu, dal titolo "Volare", lo vede al fianco di Flavio Boltro alla tromba, Eric Legnini al piano, Benjamin Henocq alla batteria e Rosario Bonaccorso al contrabbasso. Nel '98 arriva il suo primo ingaggio per la storica Blue Note, per la quale inciderà l'album "A prima vista", accompagnato dalla stessa formazione di musicisti, che tra le altre cose diventerà il suo gruppo stabile di riferimento. Nel 2000, un disco magistrale dove Stefano è affiancato dall'incomparabile presenza di Elvin Jones alla batteria, Jacky Terrasson al piano e Rosario Bonaccorso al contrabbasso. Nel 2001 collabora con Dianne Revees. Nel gennaio 2002 il binomio Di Battista-Brecker. "Around About Rome"  l'ultimo cd (Blue Note, novembre 2002) con la Symphonic Orchestra di Radio France "Les Archets de Paris" diretta da Vince Mendoza.

 

 

JOE ZAWINUL - "Syndicate"

Joe Zawinul (tastiere), Sabine Kabongo (voce), Amit Chatterjee (chitarra,voce), Guy Nsangue (basso elettrico), Manolo Badrena (percussioni, voce), Marque Gilmore (batteria)

Josef Zawinul nasce in Austria, da famiglia di origine ungherese. Da bambino inizia subito a suonare l'accordion, denotando immediatamente la sua estremamente precoce propensione per la ricerca; successivamente passa al pianoforte al Conservatorio di Vienna. All'inizio degli anni Cinquanta ha avviato già una serie di importanti collaborazioni con musicisti jazz europei, quali Hans Koller, sassofonista già famoso per aver suonato con Dizzy Gillespie, Lee Konitz e Stan Kenton. Nel 1959 si trasferisce negli Stati Uniti dove inizia subito a suonare con personaggi di un certo rilievo quali Maynard Ferguson, Ben Webster e Dinah Washington, fino a stabilire nel 1961 un durevole sodalizio con il sax contralto Julian "Cannonball" Adderley uno dei più illustri portavoce di un nuovo genere, più tardi denominato "soul Jazz", che combina la complessità del bebop con il ritmo della musica sacra afroamericana. Zawinul ha dunque l'occasione di accrescere notevolmente la sua notorietà, e nel gruppo di Adderley può inoltre collaborare con artisti di grosso calibro quali Sam Jones, Louis Hayes e Yusef Lateef, oltre che al fratello minore di Adderley, Nat. Alla fine degli anni Sessanta Zawinul entra in contatto con Wayne Shorter, con il quale ha già avuto una sporadica esperienza musicale anni addietro, e che al momento è stabilmente inserito nel quintetto di Miles Davis assieme a musicisti di grandissimo pregio quali Herbie Hancock, Ron Carter e Tony Williams. Partecipa dunque alle mitiche sessioni di registrazione del classico davisiano "Bitches Brew", al quale contribuisce in modo assolutamente rilevante con le sue composizioni. Con Shorter ed il contrabbassista cecoslovacco Miroslav Vitous fonda i Weather Report nel 1971.
Il gruppo costituirà una delle più sconvolgenti, eccitanti, rivoluzionarie band della storia del jazz, alla quale regalerà ben 15 albums composti nel corso di 16 anni di attività. Dal 1976 al 1982 il bassista del gruppo è invece Jaco Pastorius, non a torto definito "il più grande bassista di tutti i tempi" e che condiziona enormemente non solo la formazione ma tutta la musica contemporanea. Dal 1983 al 1986, la band vive un ultimo periodo di grande vitalità con la presenza del batterista Omar Hakim e del bassista Victor Bailey. Negli anni successivi, dopo la breve esperienza dei Weather Update, fonda i Zawinul Syndicate con i quali prosegue sul cammino tracciato, accentuando la presenza nella sua musica di sonorità e ritmiche afroamericane. A 70 anni pubblica un album affascinante e ricchissimo, "Faces&Places", una sorta di quintessenza dello stile del compositore. Elegante e innovativo, è frutto di un lungo viaggio intorno al mondo in compagnia di un folto gruppo di musicisti, per catturare al meglio profumi e colori di facce, paesi, luoghi: dalla Tunisia alla Nuova Caledonia, dall'India alla Russia. Oggi l'artista, ormai americano adottivo, è ancora una viva leggenda della fusion e della world music, un esempio contemporaneo per molti musicisti e dj che trovano in lui e nei suoi dischi linfa vitale.

 

JAMES CARTER - "Organ trio"

James Carter (sax), Gerard Gibbs (organo Hammond), Leonard King (batteria)

Uno dei migliori ed affermati sassofonisti della nuova generazione si cimenta con un nuovo progetto ed una nuova formazione presentando il suo ultimo cd in uscita per quest’anno. Nato a Detroit nel 1969, James Carter è oramai considerato la nuova leggenda, l’eroe che il jazz andava cercando e dall’esordio al successo per lui il passo è stato brevissimo. A soli diciassette anni Wynton Marsalis lo invita ad unirsi alla suo quintetto e ancora prima che uscisse il suo album d’esordio in tutti i più importanti jazz club di New York si era sparsa la voce di questo sax tenore capace di suonare tutto con stile. Suona con Lester Bowie e Julius Hemphill che vedono in lui la risposta alla moda neoclassica di quelli che allora chiamavano "Giovani Leoni" e stupisce per la capacità con la quale apprende i vari stili, li fa suoi e si libera dandogli una nuova interpretazione. Riesce con una sorprendente facilità a spaziare negli ambiti più svariati della musicalità jazz, dalla ballata allo swing, rendendo omaggio nelle sue esecuzioni alle influenze musicali che hanno segnato la sua crescita, il Dixieland, il jazz d’avanguardia, il blues e il rock and roll. Nel 1993 esce il suo primo disco come leader "J. C. on the Set", "The Real Quiet Storm" nel 1995, l’anno successivo "Conversing with the Elders", tra un’incisione e l’altra Robert Altman lo vuole sul set del film "Kansas City", non disdegna di fare l’indossatore per la campagna pubblicitaria di Nautica, il 1998 è di nuovo in sala di registrazione per "In Carteriam Fashion" e a fine millennio pubblica due album "Chasin the Gipsy" e "Layin in the Cut". 

 

URI CAINE "BEDROCK"

Uri Caine, piano - Tim Lefevbre, bass - Zach Danziger, batteria

Uri Caine è nato a Philadelphia (8 giugno 1956), dove ha cominciato a studiare pianoforte con Bernard Peiffer all’età di dodici anni incoraggiato dai genitori, un insegnante di giurisprudenza ed una poetessa e insegnante. Peiffer, brillante pianista francese, richiedeva al giovane allievo una nuova composizione ogni settimana che veniva poi rielaborata, estesa, deformata e arricchita. Tale approccio si rivelò basilare nello sviluppo non solo della tecnica sulla tastiera ma anche della teoria jazzistica. Da quel momento i suoi ascolti cominciano a spaziare da Glenn Gould fino a Oscar Peterson, Herbie Hancock e Cecil Taylor. Questi studi generano quella flessibile e raffinata cultura che emergerà successivamente in tutti i suoi dischi. Intanto suona con i grandi maestri che visitano Philadelphia, da Freddie Hubbard a Joe Henderson, Phil Woods e Lester Bowie. La combinazione fra le frequentazioni jazzistiche e gli approfonditi corsi di musicologia, fanno di Caine una personalità musicale apertissima e sempre pronta a travalicare i confini di tutti i generi. Trasferitosi a New York, Caine registra i primi due dischi come solista, Sphere music nel 1993 e Toys nel 1995 per la JMT, la prima etichetta di Stefan Winter. Il secondo contiene una citazione dalla Prima Sinfonia di Mahler che, su insistenza dello stesso Winter, porta Caine ad immergersi profondamente nella musica del grande compositore. Il risultato sarà pubblicato nel 1996 per la nuova etichetta Winter & Winter. Nato come colonna sonora di un film documentario per la regia di Franz Winter, Urlicht/Primal Light diviene un piccolo classico contemporaneo e indica nuove direzioni nella rilettura di un repertorio classico. Con questo brano Uri Caine si aggiudica il primo premio della Toblacher Kompanierhaus. Nello stesso periodo l’eclettico Caine dirige la registrazione di Sidewalks of New York, un audiofilm dedicato a Tin Pan Alley e agli albori della grande canzone americana. Caine inoltre collabora con le formazioni di Dave Douglas, Arto Lindsay, Sam Rivers, Rashied Alì, Bobby Watson, The Master Musicians of Jajouka e soprattutto Don Byron con il quale condivide l’approfondito studio per i repertori classici della musica ebraica. Tra le sue ultime composizioni, citiamo rielaborazioni da Wagner e da Bach (Variazioni Goldberg).